PATTO PER LA LOTTA ALLA XYLELLA

Noi difendiamo l’olivicoltura pugliese che mediamente assicura una produzione di circa il 40% di quella nazionale. Produce un olio di ottima qualità e perciò richiesto in ogni parte del mondo. L’olivo in Puglia, quindi, ha risvolti strategici sia sugli aspetti economici che sociali; ci sono centri urbani della provincia di Bari e Bat che basano la loro sussistenza quasi del tutto sulla coltivazione di questa pianta. Essenziali sono anche gli aspetti paesaggistici, storici (vedi la Piana degli Ulivi), culturali, idrogeologici e turistici.

Dal primo ritrovamento a Gallipoli, nell’Ottobre del 2013, l’area interessata con piante di olivo, mandorlo ed oleandro infettate da Xylella fastidiosa con sintomi di disseccamento si è estesa gradualmente, portando a diverse revisioni delle aree demarcate la cui superficie, con l’ultima decisione, la 2018/927 del 27 Giugno 2018, è salita a circa 7.750 Km quadrati, circa il 40% dell’intera Puglia e quasi cento volte più degli 8.000 ettari dell’autunno 2013.

Il numero di piante che sono state estirpate fino ad ora per adempiere (in maniera incompleta e tardiva) agli obblighi è di alcune migliaia (circa 5-6 mila)

Considerato che l’attuale demarcazione vede la zona contenimento (20 km) e cuscinetto (10 km) spostate molto a nord, dove il batterio è quasi del tutto assente, le piante potenzialmente da estirpare per adempiere alle misure di contenimento sono al momento poche centinaia, un numero che potrebbe anche salire a poche migliaia con il completamento della campagna di monitoraggio (salvo sorprese).

Nell’area compromessa (tutto il territorio a sud della zona di contenimento) non si fa monitoraggio e non è stata fatta alcuna stima dei danni, per cui mancano dati ufficiali sul numero delle piante compromesse e dei danni economici. In loro mancanza, Coldiretti ha stimato in 1,2 miliardi di euro il danno ed in milioni (circa 10) le piante compromesse (nelle aree demarcate insistono circa 25 milioni di olivi). Questo quadro è ovviamente destinato a peggiorare con il tempo.

Noi crediamo che la scelta del “mercato aperto” degli anni ’70 (tutto è autorizzato, tranne ciò che è vietato) ha portato alla continua importazioni di piante con parassiti da Paesi a rischio: per prevenire xylella è stata vietata da Paesi terzi solo l’importazione di viti e agrumi, senza attenzionare il flusso di altre piante, soprattutto ornamentali dal centro America. Ci sarebbero voluti accurati controlli nelle strutture recettive di materiale vegetale proveniente da Paesi a rischio. Ormai la Xylella (nelle varie sottospecie) e presente in buona parte dei Paesi europei; questo è segno che l’Unione non ha una legislazione in grado di ostacolare l’importazione di questo parassita. È necessario seguire controlli accurati seguendo i metodi della quarantena ma per fare questo ci vogliono delle buone leggi e strutture adeguate in grado di operare.

Noi scegliamo un’Unione Europea, che oltre ad insistere sui paesi unionali sulla applicazione delle norme di quarantena, si impegni di più a finanziare progetti di studio (soprattutto per la ricerca di varietà resistenti) per contrastare il batterio. All’attualità sembra dare qualche risultato speranzoso la pratica dell’innesto di varietà resistenti; su questo tema potrebbe intervenire L’Unione Europea finanziando progetti mirati a tale finalità. Nel Salento è necessario una revisione globale delle scelte da dare ad una nuova agricoltura. Nell’immediato futuro si dovrà impostare un nuovo ordinamento agricolo che tenga conto delle esperienze già maturate, degli aspetti economici, del problema dell’acqua e del clima, del paesaggio, del turismo e cosi via.

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