PATTO PER IL TERRITORIO

Noi difendiamo tutti i nostri enti territoriali che si riconoscono come Regione dell’Europa, con un ruolo autonomo di partecipazione alla formazione delle politiche comunitarie ed al processo di integrazione europea.

Nessuna delle Regioni italiane, però, si richiama espressamente ai principi di sussidiarietà, autonomia e identità regionale nel configurare la sua partecipazione al processo di integrazione europea, di conseguenza nessuna regione provvede a riconoscere espressamente il coinvolgimento delle Autonomie locali nella formazione ed attuazione del diritto comunitario.

Sebbene la maggior parte degli interventi comunitari sono diretti all’ente più prossimo al cittadino, e quindi al comune, ovvero all’ente di area vasta che ne rappresenti in modo uniforme la comunità, in Italia le competenze europee sono rimaste radicate in capo alle regioni, sorte a processo comunitario già avviato e con le conseguenti difficoltà burocratiche ed organizzative di strutture di dimensione. In sede nazionale, anziché potenziare il quadro istituzionale rispetto ai principi comunitari (ed anche costituzionali) che assegnano a ciascun livello di governo “funzioni proprie” e “funzioni conferite, si è operata una riforma parziale (iniziata con la legislazione sulla crisi economica, ed in particolare modo quella conseguente al DL. 104/2011, unitamente al maldestro tentativo di riforma dell’area vasta compiuto dalla legge 56/2014), che ha portato ad un indebolimento sul piano politico-istituzionale, funzionale, organizzativo e finanziario degli enti territoriali, ma soprattutto ad un disallineamento delle funzioni e dei poteri degli stessi rispetto all’assetto europeo. Le provincie e le città metropolitane hanno perso gran parte delle loro funzioni, non per questo correttamente transitate sulle regioni e sui comuni, singoli o associati, con la conseguenza che numerose direttive comunitarie hanno ora in Italia un destinatario indefinibile con conseguente mancata allocazione di risorse e quindi incapacità di spenderle.

Noi crediamo alla coesione “territoriale” a cui fa riferimento l’importante Trattato di Lisbona, crediamo nell’importanza, sottolineata più volte dalla Commissione Europea, delle azioni a favore delle città, delle aree geografiche funzionali e di quelle che affrontano specifici problemi geografici nonché nel ruolo cruciale delle strategie macroregionali

L’Unione Europea opera secondo una Politica regionale, inserita nell’ambito della Politica di coesione economica, sociale e territoriale.  Il quadro europeo pertanto (ed in maniera allineata a quello costituzionale italiano) vede protagonisti delle politiche economiche e di bilancio gli enti più prossimi al cittadino, mentre le idee di economia sociale e di mercato e quindi di macro programmazione sono demandate alle regioni. La Strategia Europa 2020 è chiaramente volta a riequilibrare le sorti dei territori e delle regioni, le cui differenze sono acuite dalla crisi.

Tuttavia c’è da domandarsi quanto nella definizione della Politica economica e della Politica monetaria di contrasto alla crisi siano state tenute in conto le esigenze di coesione economica, sociale e territoriale, come pure vorrebbe una lettura sistematica ispirata all’obiettivo dell’economia sociale di mercato.

Noi ci impegniamo affinché si possano conseguire, attraverso gli investimenti comunitari, anche nel nostro territorio i cinque obiettivi concreti voluti dall’Unione Europea in fatto di occupazione, innovazione, istruzione, inclusione sociale e clima/energia.

Ci impegniamo a sottoporre all’Unione Europea un progetto di allineamento della struttura delle regioni, degli enti di area vasta e delle città che, pur preservandone le caratteristiche delle singole costituzioni nazionali, spinga le stesse a collaborare e ad apprendere le une dalle altre mediante programmi comuni, progetti e reti con impatti concreti su ogni aspetto della vita economica, tra cui innovazione, accessibilità, istruzione, impresa, occupazione e ambiente. La strategia europea non può essere solo macroregionale, ma ci deve essere un concreto quadro integrato tra le istituzioni e quindi il potenziamento dell’accesso a fondi diretti da parte degli enti di area vasta e dei singoli comuni.

Siamo certi che Sergio Silvestris sia la persona giusto, in quanto preparato e tenace, per portare più finanziamenti per gli enti più prossimi ai cittadini, più possibilità di cooperazione tra enti di diversi stati ma con le stesse problematiche sociali, economiche e strutturali per imparare gli uni dagli altri, più facilità di accesso agli uffici europei da parte di chi opera concretamente sui nostri territori.

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